AIOM 2021 — Terapia nutrizionale in oncologia: a che punto siamo?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Gli studi scientifici, seppur migliorabili nel loro disegno, dimostrano l’importanza della valutazione dello stato nutrizionale nel paziente oncologico, ma nel nostro paese questi aspetti della cura sono ancora troppo spesso lasciati in un angolo.

Se ne è discusso in una sessione educazionale nell’ambito del XXIII Congresso Nazionale della Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nella quale sono stati mostrate le evidenze scientifiche più recenti, gli strumenti oggi disponibili per le valutazioni e le “ombre” che ancora non permettono alle luci della ricerca di emergere anche nella pratica clinica.

“Quello della nutrizione in oncologia è un tema poco considerato fino a qualche tempo fa e che ora, anche grazie all’impegno di AIOM, sta raccogliendo un sempre maggior interesse” esordisce Paolo Pedrazzoli della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

I numeri possono essere utili per comprendere meglio il tema oggetto di discussione. “Secondo le stime derivate da alcuni studi, solo il 57% dei pazienti oncologici riceve supporto nutrizionale, la malnutrizione è diagnosticata in oncologia nel 10% dei casi e la nutrizione parenterale è attivata a 3 mesi circa dal decesso, con una gestione del tutto inadeguata” afferma Riccardo Caccialanza, del San Matteo di Pavia. In particolare, in Italia si osserva una forte carenza di strutture di nutrizione clinica, presenti all’interno dell’azienda solo nel 51% dei casi al nord e in meno del 23% dei casi al centro e al sud. “Dati italiani molto recenti mostrano inoltre che c’è una scarsa consapevolezza da parte dei medici sull’importanza della valutazione nutrizionale” aggiunge Caccialanza, molto critico e pungente nei confronti dei tanti “guru” dell’alimentazione e dei loro libri, magari best-seller, potenzialmente in grado di confondere (se non danneggiare) i pazienti.  

L’esperto cita poi la “Carta dei diritti del paziente oncologico all'appropriato e tempestivo supporto nutrizionale” redatta nel 2017 da Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), AIOM e Società Italiana di Nutrizione e Metabolismo (SINPE). Il documento ha stimolato il Ministero alla pubblicazione nel dicembre 2017 delle “Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici”, un documento importante seppur non ancora applicato da molte Regioni.

Dal punto di vista scientifico, l’attenzione allo stato nutrizionale in oncologia ha un razionale molto forte: la prevalenza di malnutrizione/cachessia alla diagnosi è superiore al 40% e le conseguenze di questi alterati stati nutrizionali si fanno sentire in diversi ambiti. Da un lato ci sono gli effetti negativi sul paziente, con peggioramento degli outcome dei trattamenti (chirurgia, chemioterapia e radioterapia), maggiore tossicità, rischio di dover interrompere la terapia e peggioramento della qualità di vita; dall’altro c’è l’impatto economico. I dati (anche italiani) mostrano infatti che fornire supporto nutrizionale adeguato al paziente oncologico non aumenta i costi, anzi permette di risparmiare riducendo per esempio i giorni di degenza. “E i soldi risparmiati possono essere reinvestiti in modo opportuno a tutto vantaggio per la struttura e i suoi assistiti” dice Caccialanza, precisando che l’approccio precoce è quello vincente quando si parla di supporto nutrizionale in soggetti con cancro.

La buona notizia è che oncologi e nutrizionisti dispongono oggi di strumenti validati ed efficaci per lo screening e la valutazione dello status nutrizionale dei pazienti oncologici. “Prima di addentrarci in queste valutazioni dobbiamo ricordare che la malnutrizione oncologica ha caratteristiche differenti da quella legata al digiuno” precisa Fabrizio Romano dell’Ospedale Umberto I di Siracusa, prima di descrivere in dettaglio alcuni degli strumenti di screening (Nutrition Risk Screening 2002 [NRS-2002], malnutrition Universal Screening Tool [MUST] e Mini Nutritional Assessment [MNA]). “Questi strumenti hanno alcune caratteristiche in comune: sono brevi, poco costosi, con un’alta sensibilità e una buona specificità” aggiunge, sottolineando che dovrebbero essere utilizzati sin dalla prima visita, dal momento che molti pazienti presentano già problemi nutrizionali in questa fase.

In chiusura di sessione si è parlato di luci e ombre nel supporto nutrizionale con Simona Carnio dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga. Tra le ombre l’esperta include i tanti bias presenti oggi negli studi clinici e le difficoltà che quotidianamente si incontrano nel tentativo di fondere le diverse visioni di oncologi e nutrizionisti. Guardando con attenzione i risultati delle ricerche si nota però che le luci non mancano. “Il corretto supporto nutrizionale migliora in modo significativo la qualità di vita del paziente e ne riduce notevolmente il disagio nutrizionale” spiega l’esperta citando anche i risultati promettenti che arrivano dall’immunonutrizione, un nuovo filone in questo complesso campo di studio.