AIOM 2021 — Screening, la pandemia non diventi un comodo paravento

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Lo stop ai programmi di screening dovuto alla fase emergenziale della pandemia di COVID-19 ha causato un crollo nel numero di test eseguiti, il cui costo in termini di vite umane sarà apprezzabile solo tra qualche anno. Nella sessione speciale dedicata agli screening oncologici sono stati analizzati i dati del 2020, ma si è parlato anche di ciò che già non funzionava e di programmi futuri. A descrivere l’impatto della pandemia sugli screening sono state Paola Mantellini, direttrice dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), e Maria Masocco, responsabile scientifico del sistema di sorveglianza PASSI.

Le indagini condotte dall’ONS hanno confrontato inviti ed esami fatti nel 2020 e nel 2019. Per quanto riguarda lo screening mammografico è stata registrata una riduzione del 26,6% nel numero di inviti e del 37,6% nel numero dei test erogati; si stima che 3.300 neoplasie potrebbero aver subito un ritardo diagnostico. Per lo screening cervicale gli inviti sono diminuiti del 33% e i test erogati del 43,4%, con un ritardo nella diagnosi di quasi 2.800 lesioni CIN2+. I numeri sono simili per lo screening colorettale, con una flessione del 33% nel numero degli inviti e del 45,5% nel numero dei test erogati; le stime indicano che potrebbero aver subito un ritardo diagnostico circa 1.300 neoplasie e quasi 7.500 adenomi avanzati. I dati preliminari calcolati su 17 mesi (gennaio 2020-maggio 2021) suggeriscono che il ritardo continui ad accumularsi anche se con velocità decrescente e con una grandissima variabilità regionale. Lo screening mammografico è quello che sembra avere subito una maggiore accelerazione rispetto agli altri. I dati PASSI, che permettono di valutare la copertura totale degli screening oncologici, includendo sia le persone che hanno aderito ai programmi organizzati sia le persone che si sottopongono ai test nei tempi e nei modi raccomandati dalle linee guida ma su iniziativa spontanea, sono in linea con quelli dell’ONS.

“Noi abbiamo confrontato quello che è successo nel 2020 con il 2019, dando per scontato che il 2019 fosse un anno perfetto – sottolinea Mantellini – In realtà non è così: c’erano già delle regioni che nel 2019, e anche prima, avevano degli elementi di criticità importanti. Possiamo dire che in alcune situazioni è piovuto sul bagnato”. “Prima della pandemia in Italia la copertura totale (screening organizzato e spontaneo) era 80% per lo screening cervicale, 75% per lo screening mammografico e appena 47% per quello colorettale – ricorda Masocco, mostrando i dati PASSI 2016-2019 – Per tutti e tre esiste un significativo gap geografico: l’Italia è divisa in due, con le regioni del Sud che hanno una copertura totale significativamente inferiore al dato nazionale”.

“Ai ritardi organizzativi si va a sommare un problema di partecipazione” sottolinea Mantellini mostrando i dati che indicano nel 2020 una flessione del 15% nella propensione alla partecipazione per lo screening mammografico e cervicale e del 19% per quello colorettale. Andando ad analizzare i motivi per la non partecipazione allo screening, la risposta più frequente degli intervistati PASSI è “Penso di non averne bisogno”, ossia assenza di consapevolezza; un’altra risposta frequente è “Nessuno me l’ha mai consigliato”, a indicare l’importanza del counseling sanitario. “I dati mettono in luce le criticità che il sistema ha vissuto nel 2020 – dice Masocco – perché rispetto agli anni passati aumentano le persone che dicono di non avere ricevuto la convocazione e anche quelle che riferiscono di non avere ricevuto consiglio in proposito”. “Mi chiedo quanto abbia influito la cattiva comunicazione, sia istituzionale che da parte dei clinici sul rallentamento degli screening – commenta Paola D’Aloja, primo ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità e moderatrice della sessione – La sensazione è che le persone si siano spaventate di andare in ospedale anche per quello che è stato detto o detto male”. “La paura è stata una dei problemi da gestire – concorda Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM – Vivendo e lavorando a Bergamo, per me la pandemia corrisponde a fine febbraio-maggio 2020: in quella fase era inimmaginabile fare venire un paziente non malato a fare un test per vedere cosa avesse. Da maggio però si sarebbe potuti ripartire e non si è ripartiti. Non si è convocato nessuno perché si stava pensando a convocare per i tamponi e successivamente per i vaccini. Il COVID-19 è diventato quasi

di Elena Riboldi (Agenzia Zoe)

lo scudo delle inefficienze. Questo poteva essere vero nei primissimi mesi per Begamo, può essere stato vero in altri momenti per altre Regioni, ma nel lockdown duro Regioni che non avevano sostanzialmente avuto casi avevano già sospeso gli screening. Ciò ha creato paura nella gente ed è stato ancor più difficile farli venire, anche adesso c’è gente che ha paura”.

“Per recuperare occorre un fortissimo commitment a vari livelli (nazionale, regionale, aziendale) – afferma Mantellini – Serve una nuova valutazione dei fabbisogni e un’allocazione adeguata delle risorse infrastrutturali, tecnologiche e umane. Dobbiamo ragionare su nuove modalità organizzative su nuovi protocolli, sulle logiche di priorità, sulle personalizzazioni”. “Il counselling sanitario va rinforzato – aggiunge Mazzocco – È ragionevole pensare che l’esclusione dall’azione di prevenzione non sia trasversale, ma che siano rimaste escluse le persone più vulnerabili per determinanti sociali o esposizione a fattori di rischio, forse nel recupero della mancata partecipazione questo dovrebbe essere preso in considerazione”. “Prima di recuperare pensiamo a ripartire – chiosa Beretta – perché abbiamo visto che si continua a perdere. Dobbiamo riportarci a livello e poi, quando saremo partiti, recuperare, altrimenti rincorriamo il perso e non facciamo quello che potremmo fare”.