AIOM 2019 – Sigarette elettroniche: le conosciamo davvero?


  • Alessia De Chiara
  • Relazioni sui congressi in Oncologia
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Messaggi chiave

  • Un numero crescente di studi suggerisce che le sigarette elettroniche (e-cig) possano avere un impatto negativo sulla salute.
  • Il loro ruolo come aiuto nella cessazione del fumo non è chiaro.
  • Nuovi prodotti hanno un contenuto elevato in nicotina che può indurre dipendenza e potenziale neurotossicità negli adolescenti.

Perché è importante

  • L’uso di e-cig è cresciuto notevolmente dalla loro immissione sul mercato, soprattutto tra i giovani.
  • Il reale impatto sulla salute del fumo elettronico (vaping), sia attivo sia passivo, è ancora oggetto di dibattito.
  • Recenti casi di cronaca negli Stati Uniti hanno ulteriormente stimolato l’interesse sulla sicurezza di questi dispositivi elettronici.

In Italia sono circa 900.000 gli utilizzatori, occasionali e abituali, di e-cig. Nell’80% dei casi si tratta di utilizzatori duali, ovvero che fumano anche sigarette tradizionali, e il 5,1% è rappresentato da persone che non avevano mai fumato prima. Questi sono i risultati dell’indagine ISS-DOXA 2019 presentati nella sessione dedicata proprio alle e-cig del congresso nazionale AIOM 2019.

In Europa sono soprattutto i giovani (15-24 anni) a consumare e-cig e l’Italia non fa eccezione, tanto che nel nostro Paese circa il 4% dei fumatori tra i 14-17 anni dichiara di utilizzarle. La possibilità di personalizzare il proprio modo di fumare, grazie ai diversi aromi disponibili, è una delle ragioni alla base del grande successo di questi dispositivi assieme alla diffusa convinzione che siano meno nocivi rispetto al tabacco e che aiutino a smettere di fumare.

Sebbene non ci siano dati scientifici convincenti a sostegno di questa tesi, alcuni paesi, come il Regno Unito, spingono all’utilizzo di e-cig come strumento di cessazione del fumo. Per contro, negli Stati Uniti si raccomanda ai medici di indirizzare i pazienti verso sostituti della nicotina di cui si conosce l’efficacia e soprattutto la sicurezza, un tema centrale della sessione romana. Quel che è certo è che nei liquidi sono presenti additivi aromatici, innocui se ingeriti ma che potrebbero non esserlo una volta inalati.

È stata riscontrata inoltre la presenza di contaminati nocivi, tra cui metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici, che è importante eliminare anche perché la loro combustione genera nanoparticelle nell’aerosol che raggiungono gli alveoli polmonari e sono quindi assorbite rapidamente dall’organismo, rischio al quale sono esposti anche i “vaper” passivi. “È tempo di allineare l’approccio di sanità pubblica alle e-cig a quello delle sigarette con tabacco” ha concluso Roberta Pacifici, direttore del centro nazionale Dipendenze e doping dell'Istituto Superiore di Sanità, ricordando che in Italia l’uso e la vendita di questi prodotti è regolamentato dal decreto legislativo n. 6 del 12 gennaio 2016 che recepisce la direttiva 2014/40/UE.