AIOM 2018 – Terapia adiuvante nel tumore del colon di stadio III: meglio tre o sei mesi?


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Report dei congressi
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Messaggi chiave

  • I dati degli studi della collaborazione IDEA hanno messo in luce la possibilità di dimezzare la durata del trattamento adiuvante nella neoplasia del colon senza perdite di efficacia e con una riduzione degli effetti collaterali.
  • Gli oncologi sono ancora divisi tra favorevoli e contrari a questo cambiamento, entrato già a far parte delle linee guida di alcuni paesi.
  • In Italia i dati sono serviti ad apportare modifiche alle linee guida che però non fanno del trattamento a tre mesi lo standard di terapia.
  • Un sondaggio effettuato in tempo reale ha dimostrato che tra la maggior parte dei presenti in sala al congresso AIOM non ritiene opportuno ridurre a tre la terapia adiuvante, ma considera il trattamento di tre mesi un’opzione valida per i tumori di stadio III a basso rischio.
  • Le caratteristiche del paziente e della malattia e la rivalutazione nel tempo sono fondamentali per decidere la strategia migliore nei singoli casi.

 

La seconda giornata del XX Congresso nazionale AIOM si è aperta con un acceso dibattito tra i favorevoli e i contrari all’introduzione del nuovo standard di tre mesi per la terapia adiuvante dei tumori del colon di stadio III. La base della discussione sono i risultati degli studi della collaborazione IDEA presentati per la prima volta nel 2017 e pubblicati nel 2018 sul New England Journal of Medicine.

“L'analisi, basata sui risultati di 6 studi su un totale di oltre 12.800 pazienti in diversi paesi, dimostra una netta riduzione degli effetti collaterali con la riduzione a tre mesi del trattamento, senza perdite importanti in termini di efficacia” ha esordito Roberto Sobrero, dell’Ospedale San Martino di Genova. A fronte di una riduzione da 2 a 6 volte della neurotossicità e del 20-30% della diarrea, la perdita in sopravvivenza libera da malattia a 3 anni (endpoint primario dello studio) è risultata pari a 0,9%.

“La forza dello studio è anche quella di averci fatto capire che all’interno del tumore del colon di stadio 3 ci sono due entità differenti: la malattia a basso e quella ad alto rischio che rispondono in modo diverso alla terapia” ha aggiunto Sobrero, precisando che anche il regime farmacologico scelto è importante. “Di fronte ai dati disponibili, non ha senso a mio parere proseguire con l’utilizzo di FOLFOX, in linea generale la mia scelta ricade su CAPOX”. Il paziente resta fondamentale nella scelta finale e di conseguenza la decisione condivisa è imprescindibile secondo l’esperto, che suggerisce l’utilizzo del regime di tre mesi con CAPOX in pazienti a basso rischio e in quelli ad alto rischio “che se la sentono”, mantenendo i 6 mesi per i pazienti ad alto rischio definiti “fighters”, ovvero quelli per i quali anche un piccolo guadagno in termini di sopravvivenza giustifica un trattamento prolungato e i suoi effetti collaterali.

“Prima di cambiare la pratica clinica attuale voglio essere sicuro al di là di ogni ragionevole dubbio che ne valga la pena e non ci siano rischi” ha ribattuto Fotios Loupakis, dell’Istituto Oncologico Veneto, sostenitore della tesi opposta soprattutto sulla base dei dati dei singoli studi inclusi nell’analisi finale pubblicata recentemente, e che non arrivano a dimostrare in modo formale la non inferiorità del regime di tre mesi rispetto a quello di sei. “Leggendo le conclusioni di questi studi mi pare di poter dire che siamo ben al di qua del ragionevole dubbio. Personalmente preferisco iniziare il trattamento e rivedere il paziente periodicamente per valutare strada facendo e in modo personalizzato la terapia” ha spiegato.

“Credo che lo studio IDEA abbia dato un grande contributo alla conoscenza di questo tema così importante, ma alla fine sono convinto che sia molto più importante aggiungere buon senso piuttosto che altra statistica per arrivare alle scelte finali” ha aggiunto Francesco Perrone, dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G. Pascale” di Napoli, intervenuto per spiegare come lo statistico dovrebbe parlare al paziente.

Subito dopo il dibattito, Lisa Salvatore, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Verona, ha svelato le novità delle linee guida AIOM 2018, sulle quali ha senza dubbio giocato un ruolo di primo piano la riduzione della tossicità con il regime di tre mesi. Ecco in sintesi le raccomandazioni in termini di trattamento adiuvante per il tumore del colon: 

  • Per lo stadio III in generale la chemioterapia adiuvante oxa-based di 3 mesi non dovrebbe essere presa in considerazione come prima opzione (racc. negativa debole).
  • Per lo stadio III a basso rischio (pT1-3 pN1) la chemio adiuvante oxa-based di tre mesi può essere presa in considerazione (racc. positiva debole).
  • Per lo stadio III ad alto rischio (pT4 e/o pN2) la chemio adiuvante oxa-based di tre mesi non deve essere presa in considerazione (racc. negativa forte).