Aids: italiano in studio su gene editing, 'speranza per curare l'Hiv'


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Milano, 2 lug. (AdnKronos Salute) - "Un approccio rivoluzionario e in controtendenza", che abbina i farmaci antiretrovirali a lunga durata d'azione al 'taglia-incolla' del Dna e apre alla speranza concreta di "arrivare un giorno a curare l'infezione da Hiv nell'uomo". Guarire le persone contagiate dal virus dell'Aids è un traguardo futuro, ma un po' più vicino secondo Pasquale Ferrante, fra gli scienziati italiani che hanno partecipato al lavoro pubblicato su 'Nature Communications', in cui per la prima volta si è riusciti a eliminare l'Hiv dal Dna di topi infettati. "Siamo già passati agli studi sui primati - spiega all'AdnKronos Salute - e crediamo veramente di poter trasferire i risultati anche all'uomo".

"Contro l'epatite C abbiamo finalmente medicinali in grado di eradicare l'infezione - ricorda Ferrante, visiting professor alla Temple University School of Medicine, struttura americana protagonista della pubblicazione insieme allo University of Nebraska Medical Center - Si assumono e si guarisce. Perché non siamo ancora riusciti a farlo con l'Hiv? Il motivo è che l'Hiv è un retrovirus - precisa l'esperto che in Italia è professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università Statale di Milano, e direttore scientifico e sanitario dell'Irccs Istituto clinico Città Studi del capoluogo lombardo - Essendo un retrovirus integra il suo genoma in quello delle cellule infette, col risultato che ogni cellula infettata contiene il genoma dell'Hiv" diventando una sorta di "santuario virale". Nei linfociti T colpiti "il virus resta cioè in condizioni di replicarsi", pronto a risvegliarsi riaccendendo l'infezione.

La strategia adottata nella nuova ricerca mira proprio a distruggere questo 'serbatoio nascosto', perché insieme agli antiretrovirali che abbattono la carica virale si usano le 'forbici molecolari' del gene editing per estirpare il genoma dell'Hiv dal Dna dell'organismo infettato. "Un approccio rivoluzionario", ripete Ferrante, reso possibile dalla "tecnica Crispr/Cas9 che abbiamo iniziato a sperimentare qualche anno fa" prima in vitro poi in vivo. "Siamo davvero convinti che questo trattamento combinato potenzialmente possa funzionare anche nell'uomo", sul quale i trial clinici "inizieranno non appena avremo il via libera della Food and Drug Administration".