AGEs e cancro: i dati dalla coorte di studio EPIC

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

 

Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato su Cancer Communications un livello più elevato di assunzione dei cosiddetti AGEs (prodotti finali della glicazione avanzata) non si associa all’incremento generale del rischio di cancro, né a quello della maggior parte degli oltre 20 tipi di tumore analizzati.

“Gli AGEs sono metaboliti reattivi che si formano durante alcuni processi di preparazione dei cibi ad alta temperatura e a secco come per esempio la cottura a forno e la tostatura. Di conseguenza prodotti come torte, patatine, crackers, carne e derivati rappresentano alcune delle fonti alimentati più comuni di AGEs” spiegano gli autori coordinati da Heinz Freisling dell’International Agency for Research on Cancer (IARC-WHO) di Lione.

“Queste molecole sono state associate a malattie infiammatorie croniche e potrebbero avere anche un ruolo nella carcinogenesi” aggiungono gli esperti che hanno valutato il ruolo di tre AGEs sul rischio di oltre 20 tumori, partendo dai dati della coorte dello studio European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC).

In generale, nessuna delle tre molecole oggetto dello studio [N-epsilon-carbossimetil-lisina (CML), N-espsilon-1-carbossietil-lisina (CEL) e N-delta-(5-idro-5-metil-4-imidazolone-2-il) ornitine (MG-H1)] è risultata associata a un incremento del rischio di sviluppare un tumore.

Analizzando più in dettaglio, si osservano deboli associazioni positive tra alti livelli di assunzione di MG-H1 e rischio di mieloma multiplo e tumore prostatico e associazioni inverse tra la molecola e il rischio di cancro esofageo e tra alte assunzioni di MG-H1, CML e CEL e rischio di sviluppare tumore della laringe.

“Per tutti gli altri tumori le associazioni sono risultate meno pronunciate se non assenti” precisano Freisling e colleghi, concludendo che i risultati ottenuti non supportano l’ipotesi che una elevata assunzione alimentare di AGEs aumenti il rischio oncologico.

Prima di concludere, gli autori precisano però che questi risultati devono essere letti alla luce delle limitazioni dello studio, prime tra tutte il fatto che nella coorte EPIC le informazioni sulle abitudini alimentari sono state raccolte solo al basale e che non è stato possibile quantificare in modo preciso l’assunzione di AGEs partendo dai dati sui consumi alimentari dal momento che le tecniche di cottura modificano le concentrazioni di tali metaboliti.