Agenti chimici e cancro al seno, un legame da chiarire

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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La rivista Cancers ha pubblicato la prima revisione sistematica della letteratura in cui si analizza la possibile relazione tra l’esposizione lavorativa alle sostanze chimiche e il rischio di sviluppare il cancro della mammella distinto nei vari sottotipi in base allo stato dei recettori ormonali. I risultati dello studio, condotto dal Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università Federico II di Napoli, sono contrastanti ma lasciano emergere alcuni punti che andrebbero ulteriormente esplorati.

Un primo dato che emerge dalla revisione è che le informazioni in letteratura sono scarse. Infatti, gli autori sono riusciti a identificare solo dieci studi che si occupavano specificatamente di rischio chimico occupazionale in cui veniva riportato lo stato dei recettori ormonali. Sembra tuttavia importante analizzare più in dettaglio la relazione tra esposizione chimica e fenotipo della malattia: studi che non hanno dimostrato un aumento nel rischio assoluto di carcinoma mammario hanno però evidenziato variazioni significative nell’insorgenza di tumori positivi o negativi per i recettori degli estrogeni (ER) o del progesterone (PR).

Il secondo messaggio della revisione è che i dati a disposizione sono tutt’altro che conclusivi. Alcuni studi riportano un’associazione positiva tra l’esposizione a solventi, idrocarburi policiclici aromatici, insetticidi organofosforici e fibre sintetiche e tumori ER-positivi e ER-positivi/PR-negativi. Altri studi mostrano la possibile esistenza di una relazione tra solventi e insetticidi e tumori ER-negativi /PR-positivi. Altri studi ancora non hanno trovato nessuna associazione.

Bisogna sottolineare che gli studi analizzati non si basavano su monitoraggi ambientali o biologici dell’esposizione, ma sulle dichiarazioni delle lavoratrici o sulla supposizione che una data posizione lavorativa comporti una certa esposizione. Un altro grosso limite dell’analisi è che non tiene conto di altre variabili legate al lavoro (es. lavoro su turni) e dei fattori di rischio non professionali (es. familiarità, stili di vita, storia riproduttiva).

Dato che i sottotipi di cancro della mammella sono molto diversi per aggressività, risposta alle terapie e prognosi questo argomento è meritevole di ulteriori indagini. Dati conclusivi permetterebbero una valutazione del rischio adeguata e personalizzata e migliori strategie preventive per proteggere le lavoratrici, specialmente quelle più suscettibili.