ADA 2022 — Statine e diabete: amici o nemici?

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Le statine sono uno dei farmaci più ampiamente prescritti in tutto il mondo, ma c’è ancora molto da capire sui loro benefici e danni. In un mini-simposio presentato alle 82º Sessioni Scientifiche dell’American Diabetes Association (ADA), il Dott. Naveed Sattar dell’Università di Glasgow e il Dott. David Preiss dell’Università di Oxford hanno discusso due aspetti contrastanti delle statine nel diabete.

Statine e diabete di tipo 1 (Naveed Sattar, Regno Unito)

Secondo il modello di previsione del rischio QRISK3, il rischio di malattie cardiovascolari (cardiovascular disease, CVD) è 3–5 volte più alto nei soggetti con diabete di tipo 1 (type 1 diabetes, T1D) rispetto alla popolazione generale. Analogamente, il rischio di insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta è significativamente più alto nei soggetti con T1D rispetto a quelli con diabete di tipo 2 (type 2 diabetes, T2D) e a quelli senza diabete. È probabile che l’iperglicemia sia un fattore indipendente legato al rischio di CVD nel T1D.

Il colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità rimane un agente modificabile cruciale per lo sviluppo di CVD nei pazienti con T1D. Dati solidi provenienti da sperimentazioni randomizzate e controllate (randomized controlled trial, RCT) e studi osservazionali hanno indicato che le statine hanno una buona efficacia nel ridurre gli esiti cardiovascolari nei pazienti con T1D.

Nei pazienti con T1D, il rischio di CVD aumenta bruscamente dopo i 40 anni. È probabile che un quinto sviluppi CVD entro i 50 anni e la metà entro i 65 anni. Il Dott. Sattar giustifica l’avvio della terapia con statine in tutti i pazienti di età >55 anni o di 60 anni, indipendentemente dai fattori di rischio. Nei pazienti più giovani è possibile utilizzare un punteggio di rischio per determinare quando iniziare l’assunzione di statine; tuttavia, i punteggi di rischio potrebbero dover essere ricalibrati in base ai tassi di eventi di ciascun Paese.

Si può speculare che iniziare ad assumere statine prima a una dose più bassa potrebbe avere più vantaggi rispetto a un inizio più ritardato a una dose più alta, ma c’è il fastidio di dover assumere una compressa a un’età più giovane. L’intolleranza alle statine è una preoccupazione, ma i tassi effettivi rimangono bassi ed ezetimibe è una buona alternativa per chi non tollera le statine.

Uso di statine e diabete di nuova insorgenza (David Preiss, Regno Unito)

La sperimentazione JUPITER, che ha valutato rosuvastatina 20 mg rispetto al placebo, aveva inizialmente ipotizzato che la terapia con statine potesse ridurre il diabete di nuova insorgenza. Ha invece osservato un aumento del 25% del diabete diagnosticato dal medico. Successivamente, quando i ricercatori hanno condotto una metanalisi di 15 RCT di statine rispetto al placebo, hanno osservato un aumento dell’11% della probabilità di T2D di nuova insorgenza. Analogamente, una metanalisi di cinque sperimentazioni di statine a dosaggio intensivo rispetto a moderato ha riportato un aumento del 12% delle probabilità di sviluppare T2D.

Il meccanismo alla base dello sviluppo di diabete di nuova insorgenza è poco chiaro, ma sembra essere un effetto correlato all’azione del farmaco (on-target) di inibizione della HMG-CoA reduttasi.

La collaborazione Sperimentatori per il trattamento del colesterolo (Colesterol Treatment Trialists, CTT) è stata creata inizialmente nel 1994 per studiare gli effetti delle statine su principali esiti cardiovascolari, mortalità e cancro. La CTT ha successivamente avviato un nuovo progetto per investigare i potenziali danni associati alla terapia con statine. La CTT sta attualmente conducendo analisi di 23 sperimentazioni in doppio cieco sulle statine per comprendere il rischio di diabete di nuova insorgenza e di peggioramento del diabete.