Abiraterone acetato e prednisone nel cancro della prostata metastatico: i dati real-world

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Dopo un periodo di studio di 36 mesi, il trattamento con abiraterone acetato e prednisone conferma la propria efficacia e sicurezza anche al di fuori degli studi clinici, in pazienti con tumore della prostata metastatico resistente a castrazione (mCRPC) mai sottoposti a chemioterapia.

“Il tumore della prostata ha una prognosi estremamente favorevole nelle sue fasi iniziali, ma ancora oggi rimane una patologia letale quando si presenta nella forma metastatica resistente a castrazione” spiegano sulle pagine della rivista ESMO Open i ricercatori italiani guidati da Giuseppe Procopio, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Nell’ultimo decennio sono stati compiuti grandi passi avanti nel trattamento di questa forma di tumore particolarmente difficile da curare, in particolare grazie all’approfondimento del legame tra tumore e il pathway del recettore adrogenico” continuano, citando tra le terapie più utilizzate ed efficaci la combinazione abiraterone acetato e prednisone, approvata nel 2013 dall’Agenzia Europea per i Medicinali per i pazienti con mCRPC naive alla chemioterapia.

Proprio su questa popolazione si sono concentrate le attenzioni dei ricercatori dello studio osservazionale prospettico ABItude, nel quale sono stati coinvolti oltre 450 pazienti con mCRPC trattati con abiraterone acetato e prednisone. “In particolare riportiamo in questa analisi i risultati finali ai 36 mesi dello studio, dopo aver già riportato in passato quelli dell’analisi ad interim a 18 mesi” affermano gli autori, sottolineando che l’analisi ha riguardato una popolazione non selezionata e dati real-world, analizzando anche gli aspetti legati alla qualità di vita dei pazienti.

A un follow-up mediano di 24,8 mesi, gli autori hanno osservato una sopravvivenza mediana libera da progressione pari a 17,3 mesi e una sopravvivenza generale di 37,3 mesi. Il tempo all’interruzione della terapia è stato di 16 mesi e poco meno di due terzi dei pazienti (64,2%) ha ottenuto una riduzione uguale o superiore al 50% nei valori di PSA.

La qualità della vita è rimasta costante nel corso del trattamento e il tempo mediano alla progressione del dolore ha superato i 30 mesi (31,1 mesi). In termini di eventi avversi, il trattamento è risultato sicuro e tollerabile anche nella popolazione oggetto dello studio, composta da soggetti anziani (età mediana 77 anni) e con molte comorbilità.

“Essendo uno dei più ampi studi prospettici real-life sul trattamento con abiraterone acetato e prednisone in pazienti con mCRPC che non rispondono alla terapia di deprivazione androgenica, lo studio ABItude rappresenta una fonte di informazione estremamente preziosa su efficacia e sicurezza del trattamento in pazienti naive per la chemioterapia nel mondo reale” concludono Procopio e colleghi.