900 borse in più per medicina generale, soddisfazione Ordine medici

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Roma, 27 mag. (Adnkronos Salute) - Sono finalmente realtà le 900 borse aggiuntive per la medicina generale, previste per il triennio 2021-2023 dal ministro della Salute, Roberto Speranza, investendo i fondi del Pnrr. È stato infatti pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 25 maggio il Decreto ministeriale che assegna, con questo obiettivo, quasi 34 milioni di euro alle Regioni e Province autonome. A darne oggi notizia, con una comunicazione ai presidenti la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

“Esprimiamo la nostra soddisfazione - commenta il presidente Fnomceo, Filippo Anelli - e ringraziamo il ministro Speranza per questo intervento, da noi più volte auspicato e promosso, che aiuta a 'svuotare' il cosiddetto imbuto formativo, dovuto al sovrannumero di medici laureati e abilitati rispetto ai posti nelle Scuole di specializzazione e al Corso per la medicina generale. E che dimostra un’attenzione da parte del Governo alle cure primarie e alla figura del medico" di famiglia. “Il medico di medicina generale – aggiunge - è infatti il professionista al quale il Servizio sanitario nazionale affida il cittadino lungo tutta la sua vita, e che concretizza i principi di universalità, uguaglianza, equità, tramite la prossimità, la fiducia, la libera scelta. E il cittadino ricambia: in tutti i sondaggi, il gradimento verso il medico di famiglia raggiunge livelli altissimi, oltre l’80%".

"Ora - esorta Anelli - occorre fare quei passi in più che rendano attrattivi i percorsi di formazione prima, e poi quelli professionali. Occorre equiparare il titolo alle specializzazioni, e, di conseguenza, rendere uniformi le retribuzioni per i colleghi che scelgono una di queste due vie complementari e sinergiche: quella di prendere in carico l’individuo nel suo complesso, o quella di specializzarsi nella cura di un organo, un apparato, una patologia. Si deve poi sviluppare, sul territorio, un modello multiprofessionale – sottolinea - in cui il medico di medicina generale lavori in team con altri professionisti. Quello che serve ora al paese è un processo di riforma vero, che badi più al contenuto che al contenitore, che sia condiviso con i professionisti e li veda lavorare insieme in strutture distribuite in maniera capillare sul territorio. Abbiamo bisogno di un atto di coraggio, di investimenti concreti e mirati - conclude - che valorizzino il ruolo dei professionisti e avvicinino la sanità ai cittadini”.